100 cose che ho imparato da un Erasmus in Russia

Mamma, sono stata presa per andare in Erasmus in Russia! *infarto multiplo*

Non sarei andata da nessun’altra parte. Dico davvero: avevo messo una sola opzione. O Mosca, o niente. Che poi Mosca e Russia sono due cose diverse, ma avevo in programma di viaggiarmela per bene. Ci sono poche città che mi hanno fatto questo effetto indelebile dal primo istante. Istanbul. Berlino. Sarajevo, Samarcanda. Belgrado, forse. Atene.

Il mio primo piede in Russia ce l’ho messo nell’estate 2015, da sola, attraversando a piedi il confine finlandese, che è un lunghissimo corridoio di filo spinato circondato da laghi incontaminati e taigà fitta e sconfinata, torri di guardia a bordo fiume. Da lì i bei palazzi di San Pietroburgo, poi la dimensione temporale surreale delle Isole Solovki, sperdute in mezzo al Mar Bianco, a un soffio dal Circolo Polare. E ancora Murmansk, il porto sull’Artico più grande al mondo, al 69° parallelo nord. E dopo tutto questo Mosca. E’ bastata la grandezza elegante di un viale della Sadovaya per farmi innamorare. E da allora nulla è cambiato.

Mi emoziono ancora davanti ai tramonti sulla City vista da Novij Arbat. Calpestando le pietre della Piazza Rossa, passeggiando lungo le mura del Cremlino, cercando le Sette Sorelle dai punti panoramici sulle sponde alte della Moscova.

Insomma, cinque mesi sono abbastanza volati. Gennaio e febbraio in un nanosecondo. Mesi stupendi, intensissimi. Uscire di casa con quel freddo immenso e bellissimo è faticoso, ma ti dà una scarica di adrenalina incredibile. E poi tutta quella neve, quel sole piccolo e lontano che ti accarezza il viso con delicatezza. A metà marzo è iniziato il disgelo e i piccoli malumori annessi e connessi: la primavera russa è una lunga serie di aspettative deluse, piogge e nevi, desolazione che emerge man mano che la neve si scioglie. Noia del cibo sempre uguale, delle stesse quattro verdure malaticce e insapori. Aprile è stato molto faticoso. In Europa la primavera trionfava, e da noi era ancora pieno inverno. L’aver viaggiato in Asia Centrale mi ha portato via da una Mosca sfiancata dalla neve, ingrigita dalla tristezza delle persone. A maggio la città è fiorita, anche se con una lentezza estenuante. Il 12 maggio c’è stata una tempesta di neve memorabile, che ha portato sotto terra gli umori dell’intero dormitorio studentesco dove vivo. E l’ultimissima neve è stata il 2 giugno. Vi ho convinti a partire per un Erasmus in Russia, vero?

La primavera è arrivata per davvero solo intorno al 20 di maggio, e con lei una ventata di gioia e spensieratezza per la città. Uscire in queste lunghissime giornate primaverili significa farsi prendere da scariche di euforia, deliziarsi vedendo vecchie signore con un cappellino rosso e rossetto abbinato sorridere al sole giallo delle sette di sera, bambini in bicicletta nei parchi, ragazze che possono sfoggiare gambe lunghissime sotto grandi gonne colorate. Il sole che tramonta tardissimo e sorge prestissimo. Una meraviglia.

In questo Erasmus in Russia ho viaggiato tanto. Idealmente avrei voluto viaggiare ancora di più e approfittare al massimo del mio visto russo per studio, lungo 90+90giorni. Ma è giusto anche fermarsi a riposare e godere di quello che si ha già, senza stordirsi troppo tra fusi orari e posti che non si desidera per davvero visitare.

Il primo viaggio fuori Mosca è stato lungo un tratto della Transiberiana in solitaria. Ekaterinburg e poi il ritorno in Tatarstan, a Kazan’ e Naberezhnye Chelny. Transiberiana con la neve, fine febbraio, persone caldissime, tanto tè dal samovar del treno. Poi, a fine marzo, Vladimir, Suzdal’ e Nizhny Novgorod, il Vicino Est. Mima, la mia amica slovacca, era con me. Ad Aprile San Pietroburgo: la mia seconda chance, che è andata alla grande. Sempre in solitaria. E a maggio l’Asia Centrale, che puntavo da anni, con MamaAfrika che arrivava in direttissima dall’Italia: Kirghizistan, Uzbekistan e Kazakistan.

Quando Mima è tornata in Slovacchia ho pianto un po’. E’ dura affezionarsi alle persone, quando stai così poco all’estero, ma a volte succede. Quando sei agli sgoccioli, e mancano giusto un paio di settimane perché questa finestra temporale si esaurisca, un po’ il magone ti sale.

Ma voi eravate qui per leggervi una lista divertente delle solite cazzatine post-sovietiche sull’Erasmus in Russia che tanto ci piacciono e non una prefazione strappalacrime. Eccovi serviti, cari i miei painderoutiani. Grazie di avermi letta almeno fin qui, e buon divertimento.

Ele

Nel mio Erasmus in Russia ho imparato:

1. Che vivere in un dormitorio sovietico è una figata. Finché non esplodono i tubi dell’acqua calda nel cuore della notte e una voce gracchia per due minuti frasi in russo direttamente dallo Sputnik di cui comprendi solo cari ospiti, attenzione, attenzione, questa è un’emergenza. […] documenti, donne incinte, bambini e invalidi […], tu ti spaventi a morte, esci in pigiama con 3 gradi fuori, ti ficchi le scarpe a caso, riempi lo zaino di soldi, documenti, computer e macchina fotografica per poi trovarti la babushka impazzita, coi pantaloni a pinocchietto, che ti dice che insomma è vsyo normalno, tutto occhei, si può tornare a dormire. Ordinaria amministrazione: tubi che esplodono e allagano un intero piano facendo scattare l’allarme antincendio per via del vapore. Così torni a dormire. Finché, alle 7.10, non esplode un altro tubo. (maremme volanti)

2. Che vivere in un dormitorio sovietico è una figata. Ventun euro al mese di affitto, lenzuola di gesso e asciugamano in omaggio cambiati tutte le settimane, nessuna bolletta da pagare e lavatrice gratis. Se non fosse che devi condividere una cucina con piastre inscaldabili prima e iridescenti poi più pentolame carbonizzato e/o untissimo con un’altra cinquantina di persone.

3. Che vivere in un dormitorio sovietico internazionale è una figata. Con le coreane ti senti una stanga di due metri, con i giapponesi ti senti tremendamente estroversa, con gli americani sei subito best friend e ai birmani, tailandesi o laoiti puoi chiedere qualsiasi favore e te lo faranno senz’ombra di dubbio. Incluso “guardami e girami la zuppa, per piacere, torno tra 15 minuti”. (L’han fatto davvero, giuro. Lo so, sono cattiva, ma era un esperimento culturale)

Erasmus in Russia Mosca

4. Che in Russia c’è sempre una seconda chances per tutti. I russi sembrano duri e intransigenti, ma sono in realtà molto flessibili: basta far capire che un piccolo sforzo da parte loro significherebbe molto per voi. Con un po’ di gentilezza le persone si faranno in quattro per voi anche nei più labirintici uffici statali sommersi di scartoffie.

5. Che in Russia qualsiasi cosa è complicata. Tipo, per fare la tessera dei trasporti ci vuole un mese. Che nel mio caso è stato allungato di due settimane, perché la foto che mi hanno scattato loro, a metà processo, hanno deciso che era di qualità troppo bassa (!!!!????). Quindi niente, ho dovuto rifare tutta la pratica da zero: un parto plurigemellare. E nella seconda foto sembro pure una detenuta abcasa in massima sicurezza.

6. Che per qualsiasi cosa serve una tessera diversa. Ho fatto più tessere qui (in altrettanti uffici tessere con gente pagata apposta) che in tutta la mia vita in Italia. 1 tessera studentesca, 1 pass universitario, 1 tessera della biblioteca universitaria, 1 tessera della metro studentesca, 34 tessere dei trasporti tipo a carnet anche per gli autobus, 1 tessera del supermercato, 1 tessera della libreria, 1 tessera di un negozio di shampoo e delle altre ho perso il conto

7. Che quando ti deprimi pensando alla tua futura disoccupazione, beh, insomma, poteva andarti peggio: c’è chi lavora 24/24h come omino della security all’ingresso dei dormitori, lobotomizzandosi giorno e notte davanti a film western anni ’70

8. Che se al mondo fossero tutti giapponesi il mondo sarebbe senz’ombra di dubbio un posto migliore

9. Che mangiare dello speck scaduto da un mese non è un problema, dopo aver bevuto l’acqua russa si può tutto

10. Che i russi sono abilissimi cazzeggiatori e abilissimi stakanovisti, ma solo nelle 24h precedenti a una scadenza o una morte imminente

11. Che mi piace da morire questa loro attitudine e che sono palesemente una russa mancata 😉

12. Che si può sopravvivere mangiando solo cetrioli, uova, patate e cheesecake per tutto l’inverno

13. Dimmi che pubblicità ti manda il WiFi della metro e ti dirò chi sei (io sono shampoo capelli splendenti – sconti sui Pampers – Fatti una manicure – Life is Durex, o almeno così sostiene la loro catastrofica targetizzazione)

14. A sopravvivere al temporale-tornado-nessunohacapitocos’era più potente e mortifero della storia di Mosca

15. Che un Erasmus in Russia mi darà anche una laurea ad honorem in ingegneria idraulica, per quando ho dovuto ravanare in un cesso sovietico con una gruccia piegata per cercare i miei occhiali caduti, che erano però già lontani nei meandri di Mosca.

16. Che devi aspettare. Per qualsiasi cosa. Con l’animo in pace: aspettare e ancora aspettare.

17. A fare code chilometriche senza annoiarmi poi troppo: la gente è sempre diversa e si veste in maniera bizzarra, unica e super interessante

18. Che a Mosca sono tutti magri, e che in Italia in confronto siamo grassissimi

19. Che a tornare in Italia dopo tre mesi in Russia ti senti una finlandese che atterra per la prima volta a Baghdad

20. Che un Erasmus in Russia ti dà una laurea in mediazione culturale dopo aver corrotto la babushka del dormitorio con fette di torta per convincerla a chiudere un occhio sui nostri festini abusivi

21. A vincere il premio “Madre Teresa di Calcutta” per quando i professori mi hanno risposto dopo 3 mesi dal mio primo invio di una mail importante

22. A usare i verbi di moto coi prefissi grazie agli esempi concreti dei ragazzi vestiti da sandwich che ti offrono un volantino urlando заходиииитеее

Erasmus in Russia Mosca Kitai Gorod23. Che un Erasmus in Russia ti dà anche una laurea ad honorem in burocrazia e relazioni internazionali dopo aver fatto ben due visti russi e innumerevoli altri per amici e parenti che sono venuti a visitarti qui

24. A scattare fulminea facendo le scale mobili della metro in discesa per 100m di profondità, guadagnandone in quadricipiti scolpitissimi (in salita è troppo hardcore)

25. Che Stalin, a Mosca, ha preso i suoi architetti e gli ha detto: “costruite quello che vi pare e dove vi pare, basta che sia enorme”

26. Premio “Fantasia 2017” per aver saputo cucinare per sei mesi cavoli, cetrioli e patate in mille e uno modi diversi

27. A, più o meno, apprezzare il caviale (cioè: ma son uova di pesce!), quando la prima volta me l’avevano proposto a colazione e avevo avuto i conati di vomito

Un post condiviso da Pain de Route | Travel Blog (@painderoute) in data:

28. E quindi a sviluppare una flora batterica intestinale pronta a tutto

29. A prendere infinite culate sul ghiaccio rialzandomi con nonchalance da principessa inglese

30. A schivare le cadute mortifere di neve e dei ghiaccioli dai tetti dei palazzi (a Ekaterinburg c’è stata una vera e propria slavina di mezza tonnellata a tipo dieci metri da me)

31. A fare parkour sui marciapiedi sconnessi, le buche, i tombini scoperchiati, le fogne a cielo aperto e le barriere architettoniche delle città dell’ex URSS. Un ricordo su tutti: quando ho messo un piede in un tombino semiaperto a Tashkent, di notte, riuscendo miracolosamente a non morire

32. Che quando dici alla tua amica di stare leggera con l’alcool per la festa, torna con due bottiglie di martini e cognac per te, per lei e per una sua amica astemia

Erasmus in Russia Mosca33. Ad apprezzare le manie di fermentare qualsiasi cosa e assaggiare kvas (buonissimo), kefir (uhm) e altre diavolerie tipo yoghurt fermentati salati, semibolliti, semicaramellati etc.

34. Ad essere amica di gente che mangia la pasta cotta in latte, burro e zucchero per colazione

35. Nonché di gente che mette la maionese nel sushi e sulla pizza

36. A resistere alla banya russa, una specie di tortura del caldo-freddo con annesse frustate coi rami di quercia e scrub di miele e caffè da cui esci completamente rigenerato (a me è piaciuta)

37. A sopravvivere a -35°, il giorno in cui sono arrivata a Mosca a gennaio

38. A sopravvivere al disgelo, che è molto, molto peggio del gelo. Tutto si tramuta in un pantano scivolosissimo e sprofondosissimo (?) in cui rischi seriamente di giocarti l’osso sacro per sempre

39. Che i bliny sono delle maledettissime crepes salate o dolci e basta, smettiamo di raccontarcela

Erasmus in Russia Mosca40. A superare la depressione post-invernale, in quei due mesi tragici in cui la neve si sta sciogliendo, in tutta Europa fa +20° e noi qui ce la si gioca ancora tra il +1 e il -1°

41. A rassegnarmi alle nevicate del 12 di maggio (e a quelle del 2 giugno)

42. A ridimensionare il mio spazio-tempo: 16 ore di treno, in Russia, sono un tragitto breve. Un’ora di metro, a Mosca, non è poi tanto. E un’ora di ritardo a lezione o agli appuntamenti con gli amici è, tutto sommato, normale 😉 (Eleonora gioisce nel profondo). Ma Porta Genova, per me che sono di Lambrate, rimane comunque in culo ai lupi

43. Premio sopportazione 2017 per aver condiviso la cucina con altre 50 persone tra cui tre coreane appassionate di frittura würstel, pasta e salse strane (e loro carbonizzazione) in quattro dita d’olio di morte

44. A non fare questioni di genere quando la babushka lavandaia del seminterrato ti dà, ogni settimana, asciugamani di tutte le possibili tonalità di rosa quando potrebbe benissimo darti quelli arancioni o azzurri

45. A non scandalizzarmi quando i professori universitari iniziano un corso dicendoti che farete 10 deadlines, poi in totale se ne è fatte due e quella di inizio gennaio viene posticipata di settimana in settimana fino all’8 marzo perché “non siamo riusciti a organizzarci bene”.

46. A non scandalizzarmi quando i lavori stradali ti sparano la vernice gialla sui piedi, asfaltano in libertà senza mettere transenne o staccano il manto d’asfalto con le macchine che nel frattempo continuano a passare sul tratto scrostato

47. A camminare fino a 20km tutti i giorni semplicemente per fare spostamenti in città

48. A godermi lo scorrere del tempo sui leggendari treni russi, con una tazza di tè bollente in mano

49. A stare in piedi in metro senza farmi abbattere dall’accelerazione spaziale dei vagoni

Pescatori lungo il fiume Volga ghiacciato, Nizhny Novgorod

50. Che i russi sono nettamente superiori al resto del mondo per quanto riguarda le bacche selvatiche: sono tantissime, con gusti fortissimi e tutti diversi, e in marmellata spaccano ancora di più

51. A distinguere immediatamente tutte e quattro le Stagioni di Vivaldi, visto che tutti i giovedì nella metro di Kurskaya c’è un’ensemble di archi che le suona divinamente

52. A camminare più veloce del vento su qualsiasi superficie: ghiaccio, neve, asfalto, prato, terra smossa…

53. A non perdere una mano ogni volta che dovevo tirare fuori una mano con -30° fuori

54. Che qualsiasi russo ha storie di vita vissuta che tu, piccolo italiano deboluccio, muto te ne devi stare

55. Che tra Mosca e San Pietroburgo ci sono probabilmente molti più musei che in interi continenti

56. Che non importa dove ti troverai, i rubinetti saranno sempre montati diversi, puntualmente con C e H a caso, anche all’interno dello stesso bagno. Così d’inverno ti ghiaccerai una mano aprendo H, a destra; e d’estate ti ustionerai aprendo C a sinistra. Amen.

57. Che non serve avere occasioni speciali, i russi andranno sempre in giro con mazzi di fiori in mano e dilapideranno tutti i loro risparmi in splendidi bouquet primaverili e vagonate di tulipani per l’8 marzo

58. Che i semafori non sono normali e funzionano sempre a lati adiacenti e non opposti, per cui la gente in Russia attraversa in diagonale correndo in mezzo alla strada

59. Che i semafori sono chiaramente anti-pedone, per cui tu hai 15 secondi per attraversare e poi 180 di attesa

60. Che, nel dubbio, timbrano pure le lenzuola, san solo loro perché

61. Che anche ad Agosto troverai in qualsiasi museo, ristorante elegante, scuola o ufficio un guardaroba apposta e gratuito, con quindici babushki pronte a darti il numerino

62. Che per ferire un russo nell’anima basta dirgli che lo tvorog è formaggio. O che lo tvorog fa schifo. O che lo tvorog non sa di niente. (ecco, la finisco o qui qualcuno ci resta secco). Lo tvorog è una specie di ricotta dalle infinite consistenze, senza un sapore specifico, né salato né dolce. Buono nei dolci, improponibile da solo. Per i russi non è formaggio, bensì “tvorog”. Chiaro, no?

63. Che non importa lo stipendio che prendi, c’è sempre una banconota extra da dare a un musicista di strada o a un invalido di guerra in metropolitana

64. Che la primavera è la più grande menzogna di tutta la Russia

65. Che se raccogli una monetina per strada ti prenderai tutta la yella di questo mondo, perché chiaramente la gente se l’ha buttata (i russi non sono così distratti da far cadere le monetine, suvvia!) c’era un motivo ed era piena di sfiga

66. Che in Russia ci sono più mestieri assurdi che in tutto il resto del pianeta (tipo gli stacca-ghiaccioli, gli scrosta-ghiaccio, i guarda-scale-mobili etc.)

67. Che a Mosca c’è così tanta roba da fare che non bastano 6 mesi per esplorarla tutta

68. Che la Russia è un paese immenso, cioè, no, veramente, credimi, non hai idea di quanto sia maledettamente grosso

69. Che la Russia è un paese multiculturale, anche se non lo diremmo mai. Dalla Siberia al Caucaso, passando per le immense pianure, vivono migliaia di diverse etnie, per non parlare dell’immigrazione di massa dai paesi ex-sovietici (in Russia, ad esempio, vive un milione di kirghisi e 6 in Kyrgyzstan)

70. Che il più grande pericolo della metro di Mosca è essere travolti dalla massa di gente della rush hour

71. Che fare amicizia con le babushki è solo vantaggioso. Basta un sorriso, un aiuto col carrello della spesa e uno spasibo e avrete vinto per sempre i loro cuori

72. Che i russi non si soffiano il naso in pubblico, mai. Ma che scherziamo?

73. Che quando conosco un trentenne, la babushka russa che è in me vorrebbe chiedergli perché non è ancora sposato e cosa aspetta a fare figli

74. Che per fare l’alba a Mosca d’estate basta aspettare le 2am

75. Quel momento dell’inverno in cui ravanelli e cetrioli sono le verdure più saporite che puoi mangiare

76. Quel momento dell’estate in cui vedi le albicocche, le compri e poi niente: hanno sempre lo stesso, inconfondibile aroma 100% nulla

77. Che non appena spunta una timida bollicina (di solito, 20 minuti dopo aver messo acqua a 95° nella pentola su quelle piastre infernali del dormitorio), l’acqua è palesemente da considerarsi in bollore e quindi idonea al buttare la pasta

78. A fare l’arbiter elegantiae dell’Oblast’ di Mosca

79. Che le russe hanno dei seri problemi col farsi fare le foto. Mi è capitato di vedere tipe farsi fare book fotografici anche usando i tappeti armeni del Museo dell’Oriente come sfondo

80. A non scandalizzarmi quando, invece di chiudere una strada per lavori in corso, gli operai mettono una pedana in diagonale per far aggirare il cantiere alle auto passando per metà sul marciapiede (assurdo e geniale insieme)

81. Che se lavi i piatti, da ospite, in una casa con una figlia non sposata, le mamme e le nonne si metteranno le mani nei capelli perché porterai sfiga alle sue relazioni sentimentali per sempre

82. Che i russi sanno essere le persone più calorose, accoglienti e generose del mondo, e che soprattutto condivideranno con voi il lato più autentico della loro immensa cultura

83. Che con le sanzioni alimentari la pasta e la mozzarella si trovano comunque, ma dovrai rassegnarti alla falsa etichetta “prodotta in Russia”…

84. Che la disperazione alimentare mi ha spinta a spendere ben 6.30€ per del mascarpone

85. Che però 25€ per del caffè non li spenderò mai (sono sempre Pain de Route, dopotutto)

86. Che in Russia molte cose non hanno un perché, ma devi fartele piacere lo stesso (tipo la provodnitsa che annuncia l’arrivo a Ekaterinburg dicendo “prossima fermata: Sverdlovsk”, usando il vecchio nome morto insieme all’URSS)

87. O che tutti gli orari dei treni di tutta la Federazione sono nell’orario di Mosca GMT +3, e questo piccolo dettaglio non è tradotto in inglese sui biglietti 😉

89. O che la stazione dei treni scritta sui tuoi biglietti “Moskva Oktyabrskaya” non è alla fermata metro Oktyabrskaya, bensì a Komsomolskaya, perché è il nome con cui tutti chiamano la Leningradskij Vokzal, cioè la stazione che porta a Leningrado (cioè San Pietroburgo). Chiaro no? Provate a fare una ricerca su google scrivendo “Moskva Oktyabrskaya”: auguri.

90. A commuovermi dopo essere stata lobotomizzata dalla propaganda sovietica del Museo dei Cosmonauti quando nei video Yurij Gagarin dice il famoso poéchali, “andiamo!”

91. Che d’inverno si può SCIARE NEI PARCHI CITTADINI (cioè ma vi rendete conto??)

92. Che il modo migliore per arricchire il proprio lessico russo è farsi cadere occhiali nel cesso, non riuscire a recuperarli e dover andare dall’oculista + ottico, da sola, a spiegare che sei astigmatica (che grazie al cielo si dice астигматический)

93. “Ele? E’… caduta una piastrella del bagno”, dice la tua compagna di stanza del dormitorio in un tranquillo pomeriggio d’estate. “Ah, ok, beh, mettiamola a terra così non cade di nuovo”, risolvete

94. Certe ragazze-modelle che ti si siedono a fianco in metro che tu a confronto sei un umpa-lumpa basso, grasso e peloso

95. La mamma russa della tua amica che ti raccomanda di bere sempre uno shot di vodka prima di mangiare cibo di strada in Asia Centrale, perché “non si sa mai, ma almeno così ti sterilizza lo stomaco e non ti prendi le infezioni” (?) ehm… ok, mamma

Erasmus in Russia Mosca96. Che non importa quanti gradi sopra o sotto lo zero ci siano, i russi avranno sempre un tè bollente pronto da sorseggiare con fare pensieroso

97. Che i russi battono le mani A TEMPO e la cosa mi manda a malissimo, pure col decrescendo finale

98. Che non c’è da temere quando perdi la metro perche la successiva arriva al massimo entro 90 secondi

99. Che se non voglio segare due esami settimana prossima è meglio se la finisco qui 😉 completate voi la lista nei commenti, se volete aggiungere qualcosa!

Grazie se condividerete questa lista 🙂

Un abbraccio,
Ele

Forse ti può interessare anche...

14 thoughts on “100 cose che ho imparato da un Erasmus in Russia

  1. Grazie Elena! Verissimo, i tedeschi sono molto simili ai russi per tante cose… o sarò io che sembro russa? 🙂
    Grazie ancora e a presto!
    Ele

  2. Eleonora il said:

    Ciao mi sono letteralmente sbellicata dalle risate e in tante cose che ho letto mi sono rivista nel mio Erasmus a Berlino… (metà è russa) e molti comportamenti russi sono anche dei berlinesi… unica differenza non ci sono le nonne ma gli hausmeister.. ossia i portinai o custodi… ma di sicuro i tedeschi come i russi si fanno in 4 per aiutarti.. o sarò io che sembro tedesca… boh.. comunque complimenti per l’articolo

  3. Ehehe, siamo tutti un po’ prevenuti sull’Est. Ma basta informarsi bene e… sorprese dolcissime!
    Grazie Katia!

  4. Grazie Rolando! Commento graditissimo.
    Sono davvero felice di aver incontrato tanti altri russofili qui e lì, e tanti italiani trasferitisi in Russia. Vero, Mosca soprattutto. Me n’ero accorta già due anni fa: velocità della luce. Quasi folle, veramente conturbante in questo vortice incredibile. Continua a portarsi dietro contrasti millenari, questa Russia, eppure va a passi da gigante. Staremo a guardare con trepidazione 🙂
    Grazie ancora e a presto!
    Ele

  5. Splendida ironica sintesi in 99 punti, brava Ele !
    Avendo vissuto per vari anni a San Pietroburgo, riconosco perfettamente le tue osservazioni…e ho allargato i miei orizzonti su aspetti studenteschi che mi mancavano…avendo qualche annetto in più di te.
    Devo solo aggiungere che quel paese, intendo la Russia, sta andando ad una velocità tripla rispetto alla nostra povera Italia. Basta vedere il numero di attività, i lavori per nuove linee metropolitane, il restauro continuo di edifici storici prima fatiscenti, il luccichio delle cupole delle tante chiese tornate alla Chiesa ortodossa da parte dello Stato…..e così via, così come le babushke che hanno perso la severità di un tempo, quando ti aggredivano letteralmente per un semplice scatto al museo etnografico peraltro deserto.

  6. Ahahah vero, ma non lo farò mai e poi mai: mi imbarazza troppo! Eppure vedo che tutti stanno lì a chattare coi prof… boh!

  7. Lia Cioban il said:

    E da aggiungere che: senza nessun problema puoi avere il numero cellulare personale del professore, chiamarlo e chiedergli perché è in ritardo per la lezione, oppure mandargli messaggi su Whatsapp mettendo tranquillamente tutte le faccine che vuoi

  8. Ciao Celeste, grazie del tuo commento, che piacere leggerti! Immagino che Praga 10 anni fa non fosse la Praga di oggi, e, vicino o lontano, hanno avuto anche loro un passato comunista alle spalle mica da scherzare. Mi capisci bene, penso 🙂 Anche una ragazza sposata con un polacco mi ha detto che si ritrova molto in questo post!
    Crepi il lupo, a presto!
    Un abbraccio,
    Ele

  9. Ciao Alessio! Sai che appena sono caduta ti ho pensato? Me l’avevi già scritto ma non mi avevi detto che era a Bishkek… In realtà il tombino era mezzo aperto ma sembrava beello solido e appoggiato, ci ho messo per sbaglio un piede sopra che è sprofondato dentro, non mi sono fatta neanche un graffio perché mi sono buttata tutta a sinistra e quindi non ci sono caduta dentro: ma non sai l’infarto! Tu te la sei vista peggio, ma siamo comunque compagni di tombini 😉
    Niente caviale con smetana, ma lo proverò! Peccato di non riuscire a incontrarsi, vero, ma magari ci becchiamo in Italia!
    Un abbraccio,
    Ele

  10. Davvero hai messo un piede in un tombino semiaperto a Tashkent? Mi sento un po’ meglio ^^, a me è successo a Bishkek, solo che il tombino era completamente aperto e io i piedi ce li ho messi entrambi ritrovandomi con lo sguardo parallelo al terreno e i gomiti che mi impedivano di cadere ulteriormente…tanta paura e tante madonne, ma alla fine me la sono cavata solo con una cicatrice sulla tibia.
    Il caviale, hai provato quello mischiato con la panna acida? Io ne mangerei a tonnellate :-p
    Quindi tra due settimane rientri in Italia. peccato, tra un mese e mezzo io sarò là.

  11. Commento di rado ma leggo sempre delle tue (dis)avventure.
    Complimenti per la tua intraprendenza e per l’esperienza che stai vivendo. Io l’Erasmus l’ho fatta ormai 10 anni fa a Praga, un mondo molto più vicino al nostro, anche se ti assicuro che pure lì a dormitori e paneláky non scherzano 😉
    In bocca al lupo per i due esami!

Lascia un commento

*

Optionally add an image (JPEG only)