Visto per l’Uzbekistan: come ottenerlo, costo e tempi (in Italia e all’estero)

come ottenere visto per l'UzbekistanCome ottenere il visto per l’Uzbekistan

Il visto per l’Uzbekistan si può fare tranquillamente da soli. La parte più complessa è la spedizione del passaporto via corriere mettendosi d’accordo con l’ufficio consolare: spesso non le accettano e vi toccherà insistere parecchio o parlare direttamente con il console. L’alternativa è andare di persona a Roma o delegare qualcuno.

Se vi è scomoda, potete pensare di fare la stessa procedura in altre città più vicine come Vienna o mentre siete già in viaggio (vedi più sotto). In agenzia vi costa di certo di più, ma risolvereste il problema della spedizione con corriere.

Documenti necessari

E’ necessario compilare il modulo generale di richiesta visto, valido per tutte le ambasciate uzbeche del mondo. Compilatelo dettagliatamente mettendo indirizzi di hotel/ostelli affidabili, anche se poi non ci andrete (io ho fatto così), ma evitate di mettere punteggiatura perché il sistema può dare errore.

modulo consolare compilato, stampato e firmato in 2 copie. Il sito è evisa.mfa.uz
 passaporto con validità residua di almeno 6 mesi
 2 fototessere da passaporto
– un documento attestante il pagamento avvenuto dell’importo del visto

come fare il visto per l'UzbekistanTempi e costi del visto d’ingresso

In Italia di fatto non esiste nessuna procedura urgente e, nonostante sul sito sia scritto che i cittadini italiani possono ottenerlo in 2 giorni lavorativi escluso il giorno di consegna, di fatto servono almeno 7/8 giorni lavorativi. Per stare tranquilli bisogna mobilitarsi 3 settimane prima.

Il tariffario ufficiale cambia a seconda del numero di ingressi (1, 2, 3 oppure multiplo) e della durata (7, 15 giorni oppure 1 o 3 mesi).

Il costo minimo è 60 euro per un visto di 7 giorni a ingresso singolo.

In 7 giorni si riescono a visitare, in realtà un po’ di corsa, le attrazioni principali di Samarcanda, Bukhara, Khiva prendendo treni veloci o voli interni e volando su Tashkent. Se volete fare un giro approfondito del paese e godervi di più il viaggio, vi consiglio di fare un visto fino a 15 giorni ad ingresso singolo (70 euro). Entrare dopo o uscire prima delle date dichiarate non crea problemi.

Il visto va pagato in euro con un bonifico sul conto corrente dell’Ambasciata della Repubblica dell’Uzbekistan in Italia a questi estremi:
Unicredit Banca di Roma
IBAN: IT02H0200805001000400985366

come ottenere il visto per l'UzbekistanFare il visto uzbeco all’estero

Fare il visto uzbeco all’estero è forse più facile che farlo in Italia. Io l’ho fatto all’ufficio consolare di Mosca (2-y Kazachiy per., 2, Moskva, 119017) in 3 giorni lavorativi escluso quello di consegna (procedura standard per cittadini italiani). E’ fondamentale parlare un po’ di russo e prepararsi a passare fino a 3h in piedi in fila aspettando il proprio turno allo sportello 1 (orari di apertura: 10-12 lun-ven, non serve l’appuntamento). Si consegna il modulo di richiesta stampato, non serve lasciare il passaporto da loro e si paga a visto pronto. Controllate lo status di elaborazione del vostro visto sempre dal sito evisa.mfa.uz.

Il visto per l’Uzbekistan fuori dall’area euro si può pagare solamente in cash e in dollari americani. Procurateveli prima, i loro tassi di cambio sono una fregatura. Costo: 55 dollari in totale per 7 giorni, ingresso singolo, procedura standard.

Un’altra scelta molto popolare tra i viaggiatori è quella di fare il visto per l’Uzbekistan all’ambasciata di Bishkek, in Kyrgyzstan (per cui non serve il visto), con le stesse modalità di quella di Mosca. Sia a Mosca sia (penso) a Bishkek si può fare una procedura d’urgenza di 1 giorno lavorativo pagando qualcosa in più.

come ottenere visto per l'UzbekistanVisto per l’Uzbekistan in Italia: la nostra esperienza

Mentre io mi spintonavo con donnone russe in coda per ottenere un permesso lavorativo, in quel pollaio poliziesco dell’ufficio consolare di Mosca, MamaAfrika intratteneva lunghe telefonate personali col console uzbeco, cercando, tra un treno perso e un blablacar last-minute, di convincerlo a rilasciarle il maledetto visto. Avviso: la storia ha dell’incredibile ed è da lacrime agli occhi.
Buona lettura!

Un visto come un viaggio

a cura di MamaAfrika

Repubblica dell’Uzbkekistan: stato autocratico del Centro Asia, 27 milioni di abitanti e 80% di terra inabitata. La popolazione è nelle aree urbane, e a Tashkent – la capitale – il primo essere umano che incontriamo è un poliziotto. Due poliziotti, tre, quattro, cinque, uno ad ogni isolato, ogni quindici metri: divisa verde bottiglia, cappello in stile kepi (i locali li chiamano “cetrioli”, e dicono che nel fodero ripongano lo stesso ortaggio, al posto della pistola). All’ingresso della metro perquisiscono, alla stazione dei treni controllano con il metal detector.

– Non ti mettono a disagio, tutti questi poliziotti?

Babi dice di no, anzi, si sente rassicurata perché, sai com’è, il terrorismo, la criminalità. La militarizazzione non turba gli uzbeki, a differenza di noiartri occidentali troppo imprintati da 1984. Se provi a metterti nei loro panni, però, le cose cominciano a cambiare: i poliziotti non sono poi così temibili; appena sanno che siamo italiane sorridono e vogliono parlare con noi; fermano più per curiosità che per sospetto. La burocrazia è molto più flessibile (ai limiti del CASERECCIO) di quello che appare – ma questo l’avevo già sperimentato nella lunga Odissea per ottenere il mio visto, a cui è dedicato questo post.

Non stupisce che per entrare in Uzbekistan serva un visto: 60-70 euro per 7 giorni, un ingresso. L’unico consolato in Italia è a Roma: leggo su Internet informazioni un po’ confuse, ma che alla fine mi convincono che è possibile ottenere il visto agendo via corriere.

L’epopea. [tenetevi forte, ndr]

come ottenere visto per l'Uzbekistan

1. Chiamo l’ambasciata ep. 1 “Tutto ok”.

Chiamo la segreteria – uffici aperti per 3 ore al giorno 5 giorni a settimana – gracchia una registrazione automatica fatta negli anni ’90 che mi mette in attesa; parlo con una signora russa, chiedo conferma: “è possibile spedire il passaporto con corriere e ottenere il visto per l’Uzbekistan?”. Mi dicono di SI’ e mi rassereno.

2. Chiamo l’ambasciata ep. 2 “Mission impossible”.

Ho il mio plico corredato di foto, versamento, modulo; viaggio in autobus verso il corriere più vicino a casa mia (20 minuti di corriera in culo ai lupi di Rovereto); richiamo per sicurezza, chiedo conferma: “è possibile spedire il passaporto con corriere e ottenere il visto?”. A ‘sta botta risponde una signora romana che sbotta di no, si può fare solo di persona – ma signora, sono in provincia di Trento – no, solo di persona o tramite un delegato – ma niente da fare. Paura & Delirio a Rovereto.

3. Lo sconforto.

Chiamo Grampasso, che ha appena lasciato l’ambasciata uzbeka di Mosca, e le spiego sconfortata la situazione. Ottimista e impavida, mi dice di insistere, di lamentarmi, di piantar su storie su “un mio amico di Udine (?) che ha fatto così”. “Sara, l’ambasciata di Mosca è un POLLAIO. Quella in Italia sarà la casa del console con gli impiegati che girano in ciabatte sorseggiando tè”.

4. Chiamo l’ambasciata ep. 3 “FORSE”

Risponde un’altra signora romana (sono più di quante pensassi), le rispiego la situazione e aggiungo il dettaglio del mio amico di Udine (?). Sembra comprensiva, le spiace, tentenna e alla fine mi concede di parlare direttamente con SUA MAESTA’ IL CONSOLE, per patteggiare.

5. Chiamo l’ambasciata ep. 4 “Il Console”.

Richiamo. Mentre riscaldavo il mio migliore accento Oxbridge, risponde un signore, accento russo fortissimo e livello B1-ma-non-si-applica, che pare informato del mio caso. Applico la strategia di Grampasso e insisto (sfoggiando l’accento posh, che non si sa mai): il signor Console grugnisce e alla fine concede “Ok, this time with post is ok, next time no, ok?”. No no zio, tranquillo, la prossima volta che passo per l’Uzbekistan il visto lo vengo a prendere a Roma. MA…

6. Non cantare vittoria ep. 1 “Cattiva comunicazione”.

Mi chiamano dal corriere, mi dicono che il mio passaporto non è stato accettato dall’ambasciata. Ri(x5)chiamo l’ambasciata, domando lumi: è la stessa signora buona romana che mi chiede scusa e mi dice che la segretaria non era stata informata del mio status quo di raccomandata e aveva respinto la missiva. (2 giorni lavorativi persi)

7. Non cantare vittoria ep. 2 “Sfiga”.

Manca un giorno alla partenza, il mio pacco è in consegna oggi. Attendo, passano le due, chiamo il corriere: a causa di un incidente, il camion che trasportava il mio passaporto non è arrivato in tempo per la consegna. Ultima chance: passare domani, a Trento, a orario di apertura e sperare che il passaporto – con il visto – sia già lì

8. ALL OR NONE.

Mattina della partenza, aereo alle 14. Mi sveglio alle 6, parto per Trento. Sono lì – anche qui, sede del corriere in culo ai lupi di Trento – a orario di apertura in punto e già trovo 5-6 trentini incazzati in fila (al sud non sarebbe mai successo). Elemosino di lasciarmi passare, ho un aereo; mi trovano il passaporto (!); perdo l’autobus per raggiungere la stazione, dove arrivo in autostop; perdo (per 10 secondi) il treno per raggiungere il Blablacar per l’aereoporto; raggiungo il Blablacar tramite passaggio di un amico che strappo al sonno e costringo a battere il record Rovereto-Verona in macchina.

Ma alla fine ce l’ho fatta: visto uzbeco, passaporto, aereoporto e sorrisone. Perfetto preludio a un viaggio che, in fondo sapevo, sarebbe stato tutto così. Con qualche treno perso in meno (grazie, Grampasso).

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