Cosa vedere a Lisbona. Farci pace e amarla di più

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“Salii lo scalone e sboccai su un pàtio moresco, con una fontana, un’invetriata e alcune colonne di marmo illuminate (…) era un luogo di una bellezza assurda e solo allora capii perché avevo preso appuntamento con Isabel proprio lì: perché era un luogo assurdo” (da Requiem, Antonio Tabucchi)

Forse sarete fortunati e vi basteranno pochi giorni per poter accarezzare uno dei suoi volti sfuggenti. Beati voi. A me ci sono voluti tre mesi.

A dire la verità, all’inizio Lisbona non mi piaceva. Anzi, mi stava proprio antipatica.

Oh, Lisbona è bellissima! Una delle mie città preferite al mondo!
Sì, ma poi? E poi, e poi che altro c’è?

Non è affatto una città facile. Non aspettatevi che vi trapassi il cuore in qualche ora: non si dà via così. Per cominciare, non è una città. Sono tanti villaggi incorporati, periferie di casermoni dipinti di rosa, colline, scempi urbani, parchi immensi, il sudicio dei vicoli, facciate ripulite, case diroccate, padiglioni moderni, ferrovie, traghetti, porti, conteiner, giardini ottocenteschi, piastrelle dipinte, insegne retrò, grandi viali e piccole bettole. Lisbona sono anche le enormi e oscene crociere che attraccano al Terreiro do Paço. Le orde di turisti in coda alla Pastelaria de Belém. Le frotte di cinesi che vivono ad Anjos. Il ghetto capoverdiano di Campo de Ourique.

Tutto questo può affascinare e nauseare. Sì, nauseare, perché la superficie più estetica della bellezza diventa stucchevole, stanca, quasi banale, e sembra non abbia nient’altro da dire. Sembra ingannatoria, falsa, finta. Sembra che qui di storia non ne sia passata per secoli, e non ne stia passando ora; che le cesure delle categorie titaniche come il passato e il presente, qui, non esistano. Che il Portogallo sia un paese che non vive in Europa, o addirittura su questo mondo – rimasto fermo ai grandi ori delle spedizioni atlantiche e delle colonie esotiche. Ma nonostante questo ancora povero, ridotto al lastrico, all’ombra di una ricchezza passata, stordito dagli echi di un fascismo lungo e blando, un nazionalismo senza senso, una fiera di micro-estremismi d’importazione, un velo di razzismo duro a morire.

Dopo mesi di disgusto per quello che mi sembrava quasi un menefreghismo o una condizione di ingiustificata indifferenza, se non apatia, ho capito una cosa. Essere così fuori dal mondo, vivere in questo sospeso filosofico assurdo e senza tempo (ma solo temporaneamente) è un punto di osservazione privilegiato. Il Portogallo è in se stesso un miradouro sul mondo: a ovest, a sud, a nord, a est. Vedere la vita degli altri. Le grandi tragedie, le grandi ondate della storia; vederle arrivare lentamente, in ritardo, come le onde dell’Oceano. E rifletterci piano, con la grande calma portoghese, con un velo di saudade di casa.

Città dell’aria.

L’aria di Lisbona è sempre rarefatta, più leggera e vuota che altrove, più tersa.
I colori sono sempre luminosi, brillanti, abbaglianti. Il bianco vi avvolge, vi acceca.

Questa bellezza eterea a tratti appare distaccata, indifferente, quasi senza cuore. E’ contro questo che dovete lottare: dovete rompere il velo tra voi e le cose e cercare il vivo. Sarà la vostra sfida personale con Lisbona.

Queste sono le dieci cose che mi hanno aiutata a rompere questo velo di Maya, schiudendomene tutta la potente sensualità così letteraria…

Buona lettura!
Nora

DSC_58621. L’Alfama al tramonto.

O, meglio ancora, l’Alfama in sè. Ma c’è da dire che a volte, specialmente nei weekend, il trambusto e le orde di nordeuropei in cerca di sole qui a Ovest diventano un po’ irritanti e attentano all’atmosfera magrebina dei vicoli di questo quartiere (senza alcun dubbio, il più bello della città).

Andateci quando le strade, d’improvviso, si svuotano e i piccoli negozi con le loro insegne sbiadite e a caratteri anni ’50 rimangono posseduti solo dalle luci al neon verdognole, le bettole si popolano di personaggi stranissimi, i ciottoli delle strade tortuose riflettono il giallo dei lampioni e le foglie volano indisturbate, cullate dal vento leggero della sera. Vedrete tutta la vita di Lisbona, garantito.

Per vedere l’Alfama non basta un pomeriggio, un giorno o una settimana. Ogni volta che ci torni spuntano nuove scale, nuovi angoli, nuove svolte inaspettate. Non è mai uguale, mai conosciuta; è lei che ti guida, anche se credi di esserti orientato: e non sapete quante volte ho provato a tornare in luoghi che ho trovato in certe notti, certi tramonti o pomeriggi, senza alcun risultato… L’Alfama è un luogo dell’anima. Tentate la sorte, con lei, perdetevici senza timore: sono sicura che vi si svelerà.

DSC_33482. I Miradouros.

Poche città al mondo possono vantare dei balconi pubblici così spettacolari. I Miradouros (leggi: miradòrush, niente miradùros o cose del genere, per carità) sono dei punti panoramici diffusi in ogni quartiere: perfetti per farsi pervadere dalla saudade, contemplando l’incredibile geografia delle sette colline e la bellezza finissima delle case colorate, dei tetti rossi, del Tago – sempre così tranquillo…

Il più spettacolare: Miradouro da Nossa Senhora da Graça, sotto enormi pini, da cui si ha una vista completa della città, del fiume e del ponte 25 aprile (il “golden gate”). Frequentato da locali, studenti e qualche turista non ancora stremato dalle salite di Lisbona. Ci si arriva scarpinando in salita come dei dannati dalla metro di Martim Moniz.
Il più romantico: Miradouro da Santa Luzia, per perdersi tra i tetti rossi dell’Alfama all’ombra di pergolati di viti e circondati da bellissimi azulejos. Raggiungibile col Tram 28 o da qualunque punto della Baixa facendo qualche salita non troppo impegnativa. Popolare, ma sempre bellissimo.

DSC_42893. La notte a Lisbona

Lisbona di notte è un film in bianco e nero (o, meglio, in giallo e nero). Da un miradouro, sulle scale ripide dell’Alfama, al terreiro do paço, nella praça do comércio o nei nobili quartieri alti. I ciottoli riflettono la luce dei lampioni, le erbacce ai bordi dei marciapiedi sembrano crescere sempre più alte, i tram si confondono con la regolarità delle case, mentre scivolano sulle rotaie coi loro rumori metallici. Lisbona di notte è un’altra città. Tranquilla e maestosa come i platani dell’Avenida, fiera come il Castelo do Sao Jorge, labirintica come i vicoli dell’Alfama, pazza e affollata come la pink walk il venerdì sera, o il Bairro Alto in una qualunque tarda notte. A proposito di notte, i pigri lisbonesi escono dalle case tardi, tardissimo. Andare a Lisbona senza vedere lo spettacolo del Bairro Alto di notte è come non esserci stati. Ragazze africane con acconciature a geometrie tridimensionali, tatuaggi assurdi, orecchini immensi, trans che attirano i clienti in perizoma natalizio, i bassi fondi del porto che sfilano di fianco ai figurini più in tiro della capitale: un catalogo imperfetto dell’essere umano. Da non perdere.

4. Il Fado

Vi avranno ammoniti in centocinquantamila di non andare a vendere un rene per sentire il fado nei ristoranti turistici. Ovvio. Bisogna sapere dove andare. Ma cos’è il fado? E’ vero che è deprimente? E’ vero che ormai non si ascolta più ed è un’attrazione turistica e basta?

Allora. Fado significa destino, fato. E’ un canto popolare generato dalla saudade – cioè, quando tutto è velato da una nostalgia struggente per qualcosa di perduto; non è necessariamente triste, è solo un sospiro pensoso che ti accompagna nell’esistenza -, che tendenzialmente parla di amori perduti, cuori infranti, nostalgia per la propria città, ma non solo! Oggi esistono fadisti ultrafamosi in Portogallo che cantano canzoni tradizionali e che ne scrivono di proprie. Insomma, è musica popolare ancora viva e che ovviamente è stata anche “modernizzata” e non è più solo il marinaio che versa la lacrimuccia mentre strimpella il mandolino. E non è deprimente per nulla. Ci sono i fadi tristi e i fadi più allegri. Al Bibo Bar (travessa da agua de flor 23, in Bairro Alto) il martedì sera cantano un po’ tutti: fadisti professionisti, i proprietari del locale, e chi ha qualcosa da raccontare. Iniziano tardissimo e vanno avanti fino a notte fonda. Qui ho sentito una ragazza, forse francese, cantare un fado semplicemente incredibile. Pelle d’oca, batticuore e lacrimuccia, giuro su questo blog.

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5. I tram

Forse perché mi ricordano quelli di Milano, ma questi piccoli, cigolanti e arditi tram gialli, rossi e verdi mi fanno sorridere ogni volta che ne vedo uno passare. In particolare adoro l’ultima corsa del 15E verso Belém, a mezzanotte e 24, che sfreccia a fianco dei grandissimi conteiner del porto, lasciandosi alle spalle Cais do Sodré e le case arroccate del Bairro Alto per raggiungere le lucine illuminate del Ponte 25 aprile e poi il mio bairro, Alcantara – il porto, le case dei marinai, le vie storte di un piccolo villaggio, il ponte, la ferrovia. I contrasti sgraziati di vecchio e nuovo, piccolo e grande, mare e terra.

Una cosa speciale dei tram è che (se smanettate un po’) si possono aprire le finestre e di conseguenza viaggiare con mezzo busto fuori: divertimento assicurato 🙂

6. Fuori dal centro

Ci sono una miriade di quartieri e aree fuori dal centro tutte da esplorare: dall’atmosfera liberty e un po’ decadente di Campo de Ourique al porto operaio di Alcantara, le zone futuristiche dell’Expo 1998 intorno ad Oriente; e ancora i piccoli bairros di Santos, Lapa, Estrela. E ancora Graça più a Nord, Saldanha, Campo Pequeno e le sue villette borghesi. Ma a me piace da morire anche girare per le zone di Intendente, Martim Moniz e l’Avenida Almirante Reis: vero e vivissimo degrado urbano, facce e negozi da tutti i continenti, un po’ di sano lerciume, case antiche abbandonate. Ispirante e tutto sommato tranquilla, tranne forse a tarda notte.

 

DSC_3204-1 7.  Il Cimitero dei Piaceri

Una perla per fare un salto nel tempo. Mentre il colera falciava la nobiltà lisbonese, nel 1833 si apriva un nuovo cimitero, detto “dos prazeres”, in cui l’aristocrazia rimasta viva costruiva tombe romanticissime per i parenti defunti. Piccole casette con porticine in ferro battuto verniciato di colori tenui, guglie neogotiche, statue, cipressi altissimi e una vista mozzafiato sullo strapiombo di Alcantara, sul Ponte 25 aprile e sul Cristo Rei di Almada. Alcune tombe sono abbandonate, il vetro infranto e le bare leggermente scoperchiate: una passeggiata da brividi…

pasteis8. I Pasteis de Nata (o, meglio ancora, i pasteis de Belém)

Dei piccoli tortini-pasticcini di pasta sfoglia ripieni da una gozzissima crema all’uovo e panna, che si scioglie in bocca. La primissima cosa che ho assaggiato appena arrivata in Portogallo: una sorpresa dolcissima di cui ho fatto un’indigestione pazzesca nei primi mesi. I Pasteis de Belém hanno una pasta leggermente diversa, più croccante; vengono sfornati di continuo per cui, alla famosissima pasticceria a fianco del Mosteiro dos Jeronimos, vengono sempre serviti caldi con cannella e zucchero a velo. Una bomba, non perdeteveli!

Costo: in media a Lisbona si trovano a 1€ l’uno in qualsiasi pasticceria. I pasteis de Belém costano 1.05€ (sì, anche io ho fatto la stessa faccia). Se volete comprarne tonnellate da portare a casa (ma occhio, perché si conservano poco e la pasta si rammollisce) il Lidl è il posto perfetto dove comprarli: sono buoni come quelli che comprate nei bar ma costano, a Lisbona città, solo 39 centesimi. E, spesso, con le offerte il prezzo scende fino a 19… buon appetito!
Ricetta: se nel breve termine non potete venire a Lisbona, provate a farli voi a casa!

9. Il Ponte 25 de Abril

Il piccolo Golden Gate di Lisbona. Apparentemente uguale, in realtà si discosta da quello di San Francisco per via dei pali a “x” invece che paralleli tra i piloni principali (non so come spiegarmi, scusate: è già tanto che sappia ancora scrivere in italiano…). Passateci sotto in bicicletta, ad Alcantara, ammiratelo dai miradouros di Nossa Senhora da Graça, dal Cimitero dei Piaceri, da altri piccoli miradouros ad Ajuda o Santos, o dal Pavilhao dos Descobrimentos di Belém. Oppure passateci sopra: il meglio sarebbe con una moto (mi ci hanno portata, sì!), ma anche con una macchina la vista del ponte in sè e della città che sfuma in lontananza è imperdibile. Altrimenti anche dal treno Fertagus, scendendo a Pragal (la prima stazione oltre il fiume), e poi una camminata fino al Cristo Rei, per vedere la città dalle colline oltre il Tago…

DSC_591610. La pinta di Super Bock a 1€

O, come sostiene il mio coinquilino tunisino, addirittura in certe bettole segretissime anche a 0.90€! Sagres e Super Bock sono le due birre più popolari in Portogallo, di produzione recente nonostante se la menino come se la cervoia l’avessero inventata loro. Da esperta di birre quale non sono, è meglio di una qualsiasi Moretti, Nastro Azzurro o altre sciacquature di piatti italiane, ma peggio di una qualsiasi altra birra centro-nord europea. In ogni caso molto meglio della birra più economica del Lidl (qui, l’orribile Angus, 0.98€/l) Insomma, perfetta per essere bevuta senza troppe pretese, seduti sui marciapiedi del Bairro Alto!

Buon viaggio!

Nora

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